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LIVE MUSIC CHARLIE YELVERTON


Giovedi di Musica Live allo Scotsman in una calda atmosfera natalizia.

articolo dal corriere della sera:

E’ stato taxista, campione, allenatore, ma sempre «militante». E con il sax al seguito

Nel ‘ 73 non si alzò durante l’ inno Usa per protesta contro la guerra in Vietnam. Oggi combatte contro una croce celtica Yelverton, il solista del canestro E’ stato taxista, campione, allenatore, ma sempre «militante». E con il sax al seguito VARESE – Da Harlem a Casciago, da New York a Varese, senza smettere di credere, nell’ arco di oltre vent’ anni, nei suoi valori, senza smettere di essere se stesso. Charlie Yelverton, campione d’ Italia e d’ Europa con la maglia di Varese negli anni ‘ 70, è un uomo con il coraggio delle sue azioni, sempre. Quando nel 1973, dopo la stagione di esordio nell’ Nba, il campionato professionistico americano, rimase seduto durante l’ esecuzione dell’ inno nazionale per protestare contro la guerra in Vietnam, sapeva a cosa andava incontro. Non solo i Portland Trail Blazers, la sua squadra, lo misero da parte, ma l’ intera lega lo invitò a manifestare altrove opinioni personali «contrarie al buon nome del campionato», nel quale non avrebbe da allora più giocato. Zaino in spalla, Yelverton iniziò a girare per l’ Europa in cerca di ingaggi: Atene e poi, nel 1974/75, Sandro Gamba lo chiama a Varese, come straniero dell’ Ignis in Coppa. Fu subito record, tuttora imbattuto, con la conquista del titolo continentale senza mai perdere. Yelverton ne parla con evidente orgoglio, eppure, se gli si chiede di ricordare un episodio particolare dell’ epopea dell’ Ignis, risponde con un episodio extracestistico: «Era una gara di coppa contro gli israeliani del Maccabi e alcuni nostri tifosi alzarono striscioni con simboli nazi-fascisti. Ci rimasi davvero male». La stagione seguente Yelverton gioca a Brescia e poi prova a tornare negli Usa. Si adatta a fare il taxista a New York, la sua città natale, tenendosi in forma con alcuni tornei amichevoli. Nel 1977/78 torna a Varese, questa volta a tempo pieno. É un uomo chiave nella Mobilgirgi che conquista lo scudetto, ricoprendo in pratica tutti i ruoli in campo e allietando al contempo lo spogliatoio con il suono del suo sax. Ancora un anno a Varese, poi due a Lugano e infine Saronno. Il matrimonio con una ragazza di Busto gli ha consentito di prendere il passaporto italiano e scende in serie D per maturare il diritto a giocare da naturalizzato in serie A. Il Saronno guadagna la C, ma l’ autorizzazione non arriva. «Un inganno – dice -, cambiavano le regole di anno in anno ». Siamo ai giorni nostri. Charlie è in Italia da 26 anni. E’ vice allenatore di una squadra juniores a Saronno («Più facile che giocare» precisa) e con tre diversi gruppi musicali gira i locali della Lombardia cimentandosi in blues o reggae a seconda delle serate. Gli occhi con cui guarda il mondo, però, non sono cambiati e riesce ancora a indignarsi per una croce celtica disegnata sul cartello di benvenuto all’ ingresso di Casciago. «Da otto mesi chiedo al sindaco di cancellarla – racconta -, invece quel “Casciago skins” è ancora lì. Credo che regalerò al primo cittadino una maglietta con la stessa scritta – ridacchia Charlie -. Voglio vedere come reagisce ». Fulvio Fiano La scheda LO SPORT Charlie Yelverton è nato a New York il 5 dicembre 1948. Ha iniziato facendo nuoto, per poi passare al basket. Arrivato in Italia nel 1974, è tornato l’ ultima volta in America 10 anni fa

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